Di modello, di intaglio e di cesello. Scultori e incisori da Ladatte ai Collino

Sculture e scultori settecenteschi sono al centro dell’attenzione di questo volume.
Gli studi e le ricerche nella prima sezione presentano i risultati di una ancora parziale mappatura dei manufatti scultorei conservati nei territori che si irradiano dalla capitale sabauda. Ne emerge una realtà di presenze figurative e decorative che ha lasciato sul terreno le tracce di un investimento nei materiali della scultura sostenuto da una forte domanda delle comunità parrocchiali e delle associazioni religiose di laici, confraternite e compagnie, e sul fronte della corte alimentato dall’urgenza di aggiornamento delle professionalità indispensabili alla promozione dell’immagine del sovrano e del governo sabaudo, quali scultori in marmo e bronzo, argentieri e medaglisti.
Le qualità proprie dei materiali della scultura hanno avuto indubbiamente un peso rilevante nel tracciare dei confini tra le esperienze degli scultori, per ragioni dovute alle tecniche o rapportabili alle tradizioni di mestiere e, in misura non trascurabile, per questioni di costi. Il marmo restava cosa per pochi, favorito dal patronato regio, che dal 1737 poteva contare sullo Studio di scultura affidato alla cura di Simone Martinez; le fusioni in bronzo conoscevano una relativa fortuna nel campo delle applicazioni decorative per l’arredo di interni, così congeniali all’elusivo scintillio del gusto rococò; la terracotta diventava il materiale preferito per le prime manifestazioni di un raffinato collezionismo di élite; mentre la popolarità dello stucco perdeva terreno rispetto al secolo precedente, messa in discussione sul fronte della decorazione dai risultati a effetto della quadratura dipinta e, sul terreno della figura, dalla fortunata affermazione della scultura in legno. Era il legno intagliato a farla da padrone, indicato nelle città come nelle campagne per gli investimenti devozionali, dorato e soprattutto dipinto per soddisfare l’urgenza di convincente realismo che stava dietro alla domanda per statue e macchine processionali. La cartapesta ne poteva costituire una valida alternativa, addirittura più apprezzabile e competitiva quando, come accadeva eccezionalmente in Piemonte, veniva affidata al talento plastico dei più quotati scultori di corte.
I percorsi di formazione e i viaggi degli scultori valgono per quanto le opere da questi realizzate ne riflettono le esperienze visive e professionali, ma anche perché offrono un punto di osservazione privilegiato sul circuito internazionale dell’arte contemporanea, che allora si confrontava con i centri di elaborazione del gusto di Parigi e di Roma. Ne davano testimonianza Francesco Ladatte e i fratelli Collino, non osservatori passivi o semplicemente ricettivi di quanto accadeva nelle due capitali dell’arte, ma figure di primo piano per le stagioni in corso nella Parigi degli anni Trenta e Quaranta e nella Roma dei due decenni successivi: interpreti consapevoli e criticamente attrezzati del mai spento dibattito tra antico e moderno, contribuirono in prima persona alla straordinaria apertura al pubblico della produzione figurativa innescata a Parigi dalle mostre dei Salons e alla riflessione su di una nuova antichità allargata, avviata a Roma nella cerchia del cardinale Alessandro Albani. Per Ignazio e Filippo Collino la lettura in presa diretta, colta e aggiornata, di tali vicende è registrata da Lucia Bergamo nello stretto contatto con maestri della scultura e della pittura moderna, da Maini a Della Valle, da Costanzi a Batoni. Chiara Genta e Paolo Surano si sono dedicati a ricostruire le tappe dell’apprendistato – programmaticamente orientato dai più accreditati orafi e medaglisti delle due capitali – dell’argentiere Andrea Boucheron, a Parigi presso Thomas Germain, e del medaglista Lorenzo Lavy, prima nella capitale francese in contatto con François-Joseph Marteau, poi presso la Bottega della Lupa degli Hamerani in Roma.
Le collaborazioni professionali, o associazioni temporanee di impresa, come diremmo oggi, sono il filo conduttore delle esperienze dell’intaglio ligneo maggiormente coinvolte sul fronte decorativo.

Vedi l’anteprima delle pagine

INDICE

Studi e ricerche

Una naturale morbidezza. Francesco Ladatte da Parigi a Torino
Giuseppe Dardanello

Andrea Boucheron argentiere tra Torino, Parigi e Digione
Chiara Genta

Parigi e Roma nella formazione di un medaglista: Lorenzo Lavy
Paolo Surano

«Nel morbido, e finito laudatissimi in Roma». Gli invii romani dei fratelli Collino
Giuseppe Dardanello

L’attività dei Collino a Roma nella corrispondenza diplomatica dei ministri sabaudi (1749-1767)
a cura di Chiara Carpentieri

Maestri torinesi e romani per la prima formazione di Ignazio e Filippo Collino
Lucia Bergamo

Giuseppe Antonio Riva «architetto e scultore»
Claudio Bertolotto

«La virtù di scultore, et intagliatore». Botteghe del legno tra ornato e figura
Aurora Laurenti

Scultori, pittori, indoratori nella Carmagnola del XVIII secolo
Ilaria Curletti

La bottega di uno scultore in legno nella prima metà del Settecento: Giovanni Battista Bonzanigo
Francesca Romana Gaja

Repertorio degli scultori

Cartapeste. Francesco Ladatte e Giovanni Battista Bernero
Giuseppe Dardanello

Giovanni Battista Bernero
Alice Aprile

Giuseppe Antonio e Francesco Maria Riva
Sara Martinetti

Ignazio Perucca
Romina Origlia

Stefano Maria Clemente
Aurora Laurenti

I Pellengo
Aurora Laurenti

Materiali e strumenti per la ricerca

Il cantiere degli arazzi di Claudio Francesco Beaumont. Nuove indagini
Ornella Graffione

Una devozione «giusta e ragionevole».Iconografie dipinte nel Piemonte del Settecento
Sara Martinetti

«D’elegante e maestosa scultura». Rilevamenti dalle relazioni parrocchiali di Monsignor Francesco Luserna Rorengo di Rorà (1769-1770)
Francesca Romana Gaja e Romina Origlia

Giovanni Antonio Belmond. Un incisore tra Bologna, Parigi e Torino
Alessia Rizzo

Un repertorio di stampe per una famiglia di scultori torinesi. Note sull’album Lavy
Stefano Sereno

Stampe, artisti e collezioni a Parma nel Settecento
Chiara Gauna

Collezioni di stampe a Torino: Turinetti e Rignon
Ilaria Peano

No Comments

Post A Comment