Al piano del fossato sono allestite le sculture e le iscrizioni medievali in pietra o in marmo; nella Torre Tesori, i capolavori dell’oreficeria medievale, preziosi reperti etnografici, gemme e monete antiche; infine, un ambiente di deposito, dedicato ai materiali fragili (ceramiche, vetri, avori). Si accede mediante la scala in ferro situata accanto alla Sala Terrecotte.
Dal pianerottolo intermedio, che corrisponde al livello della città medievale, è possibile osservare la Porta Fibellona, composta da grandi blocchi di pietra e da un’arcata a tutto sesto in mattoni. Fu realizzata nel XIII secolo, aprendo una breccia nel possente muro romano che ancora delimitava l’area dell’insediamento urbano.
Il percorso prosegue in due piccoli ambienti dove sono raccolti frammenti a decoro geometrico che provengono dagli arredi di edifici di culto paleocristiani e in particolare dalla basilica di San Salvatore, demolita alla fine del XV secolo per costruire il nuovo duomo di Torino, dedicato a San Giovanni.
Nelle sale successive sono illustrati i mutamenti della scultura architettonica a partire dai secoli XI e XII, che corrispondono alla fase di espansione del vocabolario figurativo che caratterizza il Romanico. L’allestimento in forma di piccolo chiostro sottolinea la nuova importanza data al capitello nei programmi decorativi, con una grande varietà di soluzioni vegetali e soprattutto con l’imporsi del capitello detto istoriato, ossia adorno di storie, miti e leggende ricavate dai testi sacri e profani.
Le rappresentazioni figurate nella pietra sono uno dei tratti distintivi della civiltà del Romanico europeo: temi narrativi, immagini a carattere simbolico, spesso arricchiti da dettagli che richiamano usi e costumi della vita quotidiana, punteggiano i profili dei portali e delle finestre, si distendono lungo le colonne e gli architravi a formare una sorta di grande libro di pietra sempre visibile agli occhi delle nuove comunità cittadine, di quelle monastiche e dei gruppi di pellegrinaggio.
La medesima intenzione di racconto si impone anche negli arredi, dalle vasche battesimali alle acquasantiere, e nei pavimenti a mosaico, spesso realizzati recuperando le tessere in pietra e in marmo delle dimore romane e imitandone il gusto per il disegno nero su bianco.
In fondo alla seconda sala si apre, sulla destra, uno stretto passaggio che conduce alla Torre Tesori, nella quale sono esposti gli oggetti di inestimabile valore del cosiddetto Tesoro di Desana, rinvenuto nei pressi di Vercelli. La decorazione dei gioielli (bracciali, collane, orecchini, fibule, anelli) intreccia motivi di ispirazione classica a schemi di gusto barbarico e mostra la civiltà composita delle comunità presenti sul territorio piemontese a partire dal IV secolo.
L’ultimo ambiente del piano fossato è costituito dalla sala delle Collezioni di studio [p. 170]. È un deposito aperto, organizzato associando vetrine di nuova progettazione a quelle, restaurate, del museo ottocentesco. Qui sono radunati nuclei di opere al momento esclusi dal percorso principale ma che contribuiscono a evidenziare la ricchezza e la varietà del patrimonio. A queste collezioni il Museo ricorre per prestiti, mostre o allestimenti particolari; esse rappresentano un’occasione di studio e di approfondimento e spesso documentano, come nel caso delle raccolte archeologiche ed etnografiche, la traccia materiale di interessi, attenzioni e progetti che hanno coinvolto in passato la città, i suoi collezionisti e i suoi musei.
Da questo piano è possibile accedere al Giardino del castello, il giardino medievale del museo.
L’area si articola in tre macro-luoghi: il Bosco, l’Orto e il Giardino del principe. Il nuovo percorso di visita è stato progettato sulla base delle descrizioni presenti in documenti quattrocenteschi relativi al palazzo (Conti della Clavaria) e seguendo le indicazioni fornite dai trattati di agricoltura e piante medicinali del XIV e XV secolo. Nel giardino sono presenti le ricostruzioni di una porcilaia, una falconara, un pollaio, una fontana in pietra.
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