Il gruppo “Immagine”. Una storia di artivismo femminista da Varese alla Biennale di Venezia

22,00

Committente: Università degli Studi dell’Insubria

A cura di: Massimiliano Ferrario

160 pagine
formato 15×21 cm, dorso 1 cm
copertina morbida
lingua: italiano

Book Gallery

© 2023 Editris duemila snc, Torino
ISBN-9788889853757

Categoria:
Descrizione

In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre 2023) e nel contesto delle celebrazioni per i 25 anni dell’Università degli Studi dell’Insubria (1998-2023), l’attività espositiva monografica organizzata, negli spazi del Rettorato, dal Centro di Ricerca sulla Storia dell’Arte Contemporanea (CRiSAC), prosegue con il secondo e ultimo appuntamento del 2023. Protagonista della mostra – che chiuderà, simbolicamente, l’8 marzo 2024, Giornata internazionale della donna – è il Gruppo Femminista “Immagine” di Varese, del quale, il prossimo anno, ricorrerà il cinquantesimo anniversario della fondazione.
Il sodalizio, protagonista di una storia avvincente, che coniuga arte e lotta, creatività e dissenso, è annoverato tra i primi collettivi italiani composti da sole artiste che hanno animato l’acceso dibattito socio-politico e culturale sviluppatosi, nel solco dell’attivismo post-sessantottino, durante gli anni Settanta. Lo scenario, articolato e pregno di confronti febbrili, è quello di un decennio cruciale sia sul versante artistico stricto sensu, sia su quello dell’impegno socio-politico, anche in materia di diritti e libertà civili: ambiti destinati a intrecciarsi in maniera sistematica. Alla compiuta affermazione di sperimentalismi, primariamente a trazione performativo-concettuale, proiettati verso quell’ideale che intende il fare artistico alla stregua di un’operazione di militanza critica e progettuale, agente entro i confini dello spazio sociale, si affianca la “seconda ondata femminista”, divenuta, proprio alla metà del decennio, movimento di massa.
Istituito nel 1974 per volontà di Milli Gandini, Mariuccia Secol e Mirella Tognola e poi ampliatosi con le adesioni di Silvia Cibaldi, Clemen Parrocchetti e Mariagrazia Sironi, il Gruppo “Immagine” baricentra la propria azione esattamente lungo la doppia direttrice dell’attivismo civile e della riflessione artistica. L’obiettivo è quello di ridefinire il ruolo della donna a partire dalle istanze connesse al lavoro, alla famiglia e alla maternità, sovente affrontate con un incedere separatista e antipatriarcale, baricentrato sull’imprescindibilità della pratica dell’autocoscienza e contro ogni forma di autoritarismo, sfruttamento e ricatto di genere.
Abbracciando questi ideali, le esponenti della formazione varesina dichiarano la loro convinta adesione al valore fondante del neofemminismo: la fiera rivendicazione del primato della differenza a scapito del richiamo all’uguaglianza, tratto distintivo della prima fase del fenomeno (metà XIX-anni Cinquanta/Sessanta del XX secolo), quella del cosiddetto femminismo classico. Un obiettivo capace di porre in correlazione, all’interno di un clima pluralista ed estremamente variegato, la città di Varese con altri centri urbani della Penisola – da Roma a Milano, da Padova a Napoli e Bologna – particolarmente ricettivi, anche nei termini del numero di omologhe realtà attive, nei confronti del clima di lotta innescatosi. Questa circolarità di rapporti è alla base di una nutrita serie di presenze del Gruppo “Immagine” a eventi di approfondimento, conferenze, manifestazioni, performance ed esposizioni, culminata, a seguito di un discussa presa di posizione pubblica, nella partecipazione alla XXXVIII edizione della Biennale di Venezia (1978).
Se gli ultimi decenni vedono, in Italia e all’estero, il netto intensificarsi di studi e di mostre sul tema della dialettica arte-femminismo negli anni Settanta, solo sporadica e incompleta è la menzione della vicenda del sodalizio varesino, protrattasi sino alla seconda metà del decennio successivo. Ed è proprio la finalità di ricostruire integralmente le tappe salienti di una storia appassionante a caratterizzare l’esposizione insubre, strutturata in tre macrosezioni: una prima (1974-1977) rivolta all’indagine dell’operato del Gruppo dall’istituzione al periodo di più acceso sostegno al network International Wages for Housework Campaign (IWFHC); una seconda (1978) coincidente con la maturazione, nelle artiste, della volontà di «diventare famose» e di confrontarsi, nel prestigioso teatro della kermesse lagunare, con i colleghi uomini; un’ultima (1979-1988) dedicata alle esperienze più tarde del collettivo, progressivamente ridefinitosi in funzione dell’autonomia delle singole ricerche, che molto devono alla comune, e mai sopita, esperienza femminista.

Massimiliano Ferrario

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